Il Napoli, in questo mercato, non ha potuto fare mercato.
E non per mancanza di soldi, di idee o di ambizione. Ma per colpa di regole assurde, cucite addosso non a chi rispetta i conti, bensì a chi dà fastidio.

Il paradosso è tutto qui: il Napoli ha 240 milioni pronti da investire, liquidità reale, bilanci sani, gestione virtuosa. Eppure è bloccato. Fermato. Costretto a inventarsi un mercato di sopravvivenza.
Nel frattempo, club con 700 milioni di debiti, sull’orlo del collasso finanziario, tecnicamente ai limiti del fallimento, continuano a comprare, spendere, accumulare perdite. Come se nulla fosse.

Questa non è una distorsione casuale. È un sistema.
Un sistema che premia chi ha sempre vissuto sopra le proprie possibilità e penalizza chi ha rispettato le regole.
Un sistema che non tutela la sostenibilità, ma protegge i soliti grandi nomi.

Il Napoli paga il prezzo di essere diverso.
Di essere virtuoso in un calcio malato.
Di non avere santi in paradiso.

Per questo il mercato azzurro è stato un mercato “inventato”: sono arrivati due giovani, due promesse brasiliane, scommesse per il futuro. Operazioni intelligenti, certo, ma figlie della necessità, non della strategia.
Perché il Napoli avrebbe potuto prendere Lookman, rinforzare subito la squadra, alzare il livello competitivo. Ma no: una norma scritta male – o forse scritta benissimo per qualcuno – lo ha impedito.

Ed è qui che la questione diventa ancora più grave.
Perché questo modo di gestire il calcio italiano non danneggia solo il Napoli. Danneggia tutto il sistema.
Danneggia la credibilità del campionato.
Danneggia la crescita dei club sani.
E alla fine, come già visto, danneggia anche la Nazionale, che rischia ancora di restare fuori dai Mondiali.

Questa è una denuncia.
Una denuncia contro una politica calcistica ed economica miope, ipocrita, autoreferenziale.
Una denuncia contro un calcio che punisce chi rispetta le regole e salva chi le ha sempre piegate.

E sì, tutto questo succede solo in Italia.
Il Napoli oggi è vittima di questo sistema.
Domani, se non si cambia, lo saremo tutti.